LA “QUESTIONE” DEL SENATORE A VITA IN ITALIA

Una consuetudine o un diritto meritato? Ecco una mia modesta analisi

di Ernesto Bodini (giornalista e divulgatore di tematiche sociali)

Di tanto in tanto le cronache ci ricordano che qualche parlamentare ha potuto varcare la soglia del “Palazzo di potere”, grazie agli effetti del nepotismo e del clientelismo. Ma non solo. In taluni casi qualche parlamentare è diventato tale dopo essere stato vittima di qualche “infelice esperienza di vita”, che lo ha colpito personalmente o anche un suo famigliare… oltre alla superata carriera di qualche sindacalista (alcune decine). Ma si sa: prima vicini al popolo e poi al potere… A mio avviso questo malcostume (non virgolettato) non solo non è lecito ma lo si può far rientrare nella macchina della burocrazia che, non a caso, fa rima ad effetto con ipocrisia; come dire che se non si hanno i cosiddetti Santi in Paradiso (parenti e amici), oltre al denaro per la campagna pubblicitaria con insistente richiesta di tesseramenti; oppure se non vengono colpite da qualche seria sventura, queste persone non si sarebbero mai sognate di percorrere quel cammino passando da una porta all’altra e, per giunta, in poco tempo… Ed è così che il vitalizio è garantito! E ora, che si sta profilando la fine del diritto di mantenere il titolo di “Senatore a vita” (politici e cittadini benemeriti), io credo che, pur non disconoscendo l’operato e i meriti conquistati sul campo, sia più che etico porre fine a questo che può essere considerato un privilegio inutile e, per certi versi, anche una sorta di poco riguardo per chi non ha conseguito tale carica pur avendo operato per il bene del Paese. Attualmente, dal 22 settembre 2023 (data dell’ultima variazione), sono in carica cinque senatori a vita tutti di nomina presidenziale: (Mario Monti, Elena Cattaneo, Renzo Piano e Carlo Rubbia, nominati da Giorgio Napolitano, e Liliana Segre, nominata da Sergio Mattarella). Ma chi diventa Senatore a vita? Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario. Il numero complessivo dei senatori in carica nominati dal Presidente della Repubblica non può in alcun caso essere superiore a cinque. Pur volendo rispettare diritti e consuetudini, questi protagonisti della politica e della vita sociale con la “massima dedizione”, a mio parere il loro ruolo rientra o dovrebbe rientrare nei loro doveri istituzionali e/o sociali, e non mi stupirei se per assurdo si potesse nominare Senatori anche quei comunissimi e semplici cittadini (non politici) che hanno svolto una determinata azione verso il prossimo; ma per fortuna in questi casi a loro può essere riconosciuta una “semplice” benemerenza dalla Presidenza della Repubblica, magari con medaglia e/o pergamena. In questi ultimi casi a volte ci scappa anche il titolo onorifico di “eroe” e, a questo riguardo, mai nessuno fa fede alla saggezza del poeta e saggista tedesco Bertolt Brecht (1898-1956): «Beato quel popolo che non ha bisogno di eroi»; aforisma che per la verità non ha avuto molta fortuna, e forse è anche per questo che il titolo di Senatore a vita nessuno lo ha mai rifiutato…! Ma questi titoli e queste nomine ci distinguono veramente dal nostro prossimo? A mio avviso lasciano il tempo che trovano perché in realtà quello che conta sono le orme che abbiamo lasciato dietro di noi… prima di salire al cospetto di chi potrà veramente giudicare, ovviamente presentandoci con il semplice nome e cognome. Per carità, nulla di personale nei confronti di queste persone, ma perché distinguersi accettando tale nomina? Il dottor Albert Schweitzer, uno dei massimi esempi di grande dedizione verso il prossimo, sono convinto che non avrebbe accettato una nomina del genere, ma si è solo limitato ad accettare titoli accademici normalmente conseguiti, mentre la nomina di filantropo gli è stata riconosciuta dall’umanità. Ma cosa di non poco conto non  era un italiano! Quindi, i cosiddetti “vezzi all’italiana” sono diversi e tardano a morire, sia in ambito politico (“onorevoli”, “governatori”, etc.) che in ogni altra sfera sociale; eppure molti si lamentano ma pochissimi osano esprimere il proprio disappunto, una sorta di staticità mentale e comportamentale che fa del cittadino italiano l’incoerente per eccellenza… Ma tornando alla faccenda dei Senatori a vita, sarebbe bene gettare un velo pietoso su questa tendenza ancestrale, dando un messaggio alle future generazioni di pretendenti: cari politici accontentatevi della posizione che avete raggiunto, ivi incluse le prebende tra le quali il vitalizio, affinché la vostra coscienza richiami alla memoria quanto avete fatto e non dovevate o saputo fare, e quanto dovevate fare e non avete fatto. Con questo articolo non ho inteso assumere la “toga del censore”, ma più semplicemente un invito a tutti gli interessati (politici e non) a rifuggire da ogni velleità sia pur a titolo di immagine.

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